Sono Matteo Tonutti, ex consigliere,
formatore in ambito pubblico, dirigente sportivo. La spinta ad uscire
allo scoperto parte dalla necessità interiore di far emergere il
dissenso in un momento in cui le parti non prendono posizioni
trasparenti. Al referendum voterò no per questi motivi:
1) Mancanza di strategia
territoriale
Nell'Unione Territoriale del Medio
Friuli, al di là della prossima possibile fusione tra Codroipo e
Camino al Tagliamento, si stanno profilando altre importanti
aggregazioni quali le fusioni tra Mereto di Tomba, Flaibano e
Sedegliano e tra Talmassons, Castions di Strada, Lestizza e
Mortegliano. Resterebbero soli il comune di Basiliano ( 5300
abitanti), ed i comuni di Bertiolo e Varmo (2.500 abitanti ciascuno).
E' evidente che la
sola fusione tra
Codroipo e Camino, è
un pasticcio ovvero non è funzionale ad uno sviluppo omogeneo del
territorio lasciando alcuni piccoli a boccheggiare. Per
completare tale disegno sarà necessario iniziare successivamente un
altro percorso di fusione con Bertiolo e Varmo che ovviamente porterà
nuovi disagi anche per il comune appena fuso. Inoltre,
così come si sta prefigurando, l'identità di Camino rischia
completamente di perdersi, risultando la 14esima frazione di
Codroipo.
2)
Mancanza di analisi e pianificazione
Nella
fusione di due aziende chi va a governare il cambiamento decide in
funzione di un'analisi dei dati che fotografano la realtà esistente
delle due entità e prospettano come si può giungere alla fusione e
cosa sia bene intraprendere nella gestione del personale, dei beni
mobili ed immobili. Senza questa analisi dell'esistente e dei
processi delle due aziende nessun amministratore delegato si
imbarcherebbe in una fusione. Il concetto è ancor più valido se
trattiamo di enti pubblici, in quanto in tale caso diminuiscono
le flessibilità ed aumentano le formalità legislative. Ad oggi
questa analisi non c'è, non è stata commissionata, e se anche ci
fosse non avremmo i tempi necessari per prendere atto delle dovute
conseguenze. Chi gestirà l'eventuale fusione dovrà fare un salto
nel buio assieme al personale dei due enti.
3)
Mancanza di condivisione con la popolazione
Prendendo
ad esempio la storia di una fusione riuscita e completata
(Rivignano-Teor) si può evincere che il percorso abbia interessato
più di un mandato, con tempi che hanno permesso prima agli
amministratori di analizzare i termini del cambiamento e poi ai
cittadini di avere un ruolo nello sviluppo del consenso verso questa
o quell'altra forma amministrativa. Ad oggi il contraddittorio sulla
fusione Codroipo-Camino al Tagliamento è stato proposto alla
popolazione solo da terzi ai Comuni stessi pur essendoci a
disposizione ben 200.000,00 € dalla Regione! Non mi soddisfano i
dieci incontri tra frazioni e capoluogo.
Nel
concreto, una fusione è come una casa, se l’architetto non ha
percepito le richieste del committente, se non c’è accordo con
l’impresa di costruzione rischieremo di allungare i tempi, spendere
più di quello che era stato preventivato e di non aver esaudito le
richieste del committente: la popolazione.
A voi la scelta! Io ho già
deciso
Nessun commento:
Posta un commento