martedì 12 luglio 2016

UNIONI TERRITORIALI, FUSIONI... QUAL E' LA DIREZIONE?


Tra una fusione andata a vuoto e l'aspettativa di prossime elezioni comunali il nostro territorio vive nell'incertezza tra la speranza di cambiamento e la disillusione nei confronti della politica (anche locale).

La domanda che molti si pongono è cosa succederà ora? Quale formazione acquisirà il territorio del codroipese e del Medio Friuli? La questione non può avere una risposta univoca, ovvero esistono diversi strumenti che vengono messi a disposizione degli amministratori comunali che permettono non di predire bensì di fondare una nuova organizzazione territoriale.

Quali strumenti? Le Unioni territoriali, chiamate UTI, le fusioni e le aggregazioni di servizi.
A mio parere nessuna di queste possibilità è figlia di una colorazione politica, o meglio, nessuno di questi strumenti è stato pensato per avvantaggiare l'una o l'altra parte bensì per ridefinire e rilanciare la staticità degli enti pubblici comunali. Sono le regole del gioco, sta agli amministratori analizzare quale sia l'assetto ideale per far volare un territorio che è già in alcuni ambiti (culturale, economico, sanitario etc.) omogeneo.

Se non vi dispiace parto a considerare la proposta delle UTI che non sono altro che aggregazioni tra i comuni limitrofi finalizzate all'ottimizzazione dei servizi. I modelli esistenti in Veneto ed in Emilia Romagna ci dicono che queste entità, passato il momento di avvio, possono creare economie di scala e migliorare, o almeno mantenere visto la recessione economica, degli standard ottimali nei servizi ai cittadini.
In Friuli Venezia Giulia, a differenza delle altre regioni, con la legge regionale 26 del 2014, queste entità hanno personalità giuridica quindi sono un organo di governo che può “colloquiare” direttamente con la Regione e con i singoli comuni che compongono la UTI stessa. Non esistono, essendo state eliminate le Province, altri organi intermedi di governo.

Qual è il cuore pulsante di queste UTI? È l'assemblea dei sindaci dei comuni che la compongono; questa elegge un presidente e nomina un direttore generale. La cosa interessante è che l'UTI non aumenta i costi della politica in quanto i sindaci sono eletti e “pagati” già dai singoli comuni. Il risparmio di spesa può esser legato sia al personale (uffici unificati tra tutti i comuni dell'UTI), un unico segretario-direttore generale, una sommatoria di competenze tecniche che ben amalgamate possono creare dei super-uffici. Essendo un territorio più grande e composto da un numero di cittadini più ampio dei singoli comuni l'UTI può fare economie di scala, e di conseguenza risparmi, impesabili in precedenza.

Ovviamente se prima non vi è un piano di analisi dell'esistente all'interno dei singoli comuni, un'analisi dei flussi dei processi di ogni singolo servizio proporzionato all'entità del territorio e soprattutto un'intesa collaborativa tra gli amministratori, qualsiasi tipo di organizzazione non può reggere il cambiamento. La necessità di avere amministratori consci e capaci di traguardare questo orizzonte è da un lato un'emergenza necessaria e dall'altro, come si può evincere da quanto sopra scritto, un'evidenza molto delicata.


Servono grandi doti di mediazione, umiltà, studio e capacità di ascolto verso la struttura tecnica dei comuni. Questi sono gli amministratori del futuro.

E le fusioni le accantoniamo? Non necessariamente, se all'interno di questo piano esistono le volontà di creare dei macrocomuni la storia diventa ancora più semplice. Prendiamo l'esempio del Medio Friuli. I movimenti intercomunali che spingono verso le fusioni stanno cercando di creare una serie di aggregazioni che potrebbero avere queste dimensioni: un primo macrocomune composto da Mereto di T., Sedegliano e Dignano, un secondo blocco con Castions di Strada, Mortegliano, Lestizza e Talmassons quindi Basiliano ed una proposta che potrebbe aggregare Codroipo con Bertiolo Varmo e Camino al T.
Risultato a seguito di queste ipotetiche fusioni sarebbe la nascita di quattro macro-comuni all'interno di un'Unione territoriale. Questo scenario non è inarrivabile se nel corso di un mandato la collaborazione tra gli amministratori sarà volta al bene del territorio lasciando da parte i personalismi e i campanilismi.
La cosa interessante è che il modello Uti cui ha preso esempio la Regione FVG è stato proprio il Medio Friuli che, già negli anni novanta, con sindaci di diverso colore, ha intrapreso una serie di collaborazioni che ha portato a creare un'unica linea su alcuni ambiti quali quello culturale, quello della raccolta dei rifiuti, della polizia comunale ed altri ancora. Il modello in sé non è buono o cattivo bensì va plasmato in funzione delle potenzialità del territorio, della propria identità è degli esempi che possiamo analizzare in diverse Regione.

Il prossimo mandato amministrativo del Comune di Codroipo, comune capofila del Medio Friuli, sarà essenziale per la definizione di questo percorso.

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