giovedì 14 gennaio 2016

MAI PIU' COME PRIMA




Lettera aperta agli amministratori del Medio Friuli






Prima tra tutte le regioni italiane il Friuli Venezia Giulia ha approvato una legge sul riordino

dell’assetto amministrativo dei comuni (L.R.26/2014). Acquisita la progressiva dismissione delle 


Province la Regione ha in programma di trasformare i comuni nei propri interlocutori diretti ovvero

realizzando degli ambiti ottimali all’interno dei quali i comuni dovranno associare una serie


minima di servizi.Tali ambiti saranno amministrati da un’assemblea di sindaci, un livello

intermedio di governo tra comune e regione.

Ma qual è il perché di questa scelta? Perché modificare così pesantemente l’organizzazione 

complessiva di un’area così vasta?



Credo che l’assunto principale sia questo: la dimensione dei nostri comuni è ormai insufficiente per

rispondere alle esigenze dei cittadini. La capacità di spesa di ogni ente comunale è calata 


drasticamente negli ultimi cinque anni e calerà ancora impoverendo ogni piccola porzione del

territorio in funzione della capacità o incapacità organizzativa dello stesso nel far fronte alla crisi.

Perché si continua a parlar di crisi? E' ancora corretto parlare di crisi sebbene essa sia diventata 

parte integrante e strutturale del nostro modo di pensare e agire, quindi elemento esistente e

resistente all’interno del nostro scheletro, una sorta dolore reumatico che non ci permette di

azionare i muscoli come facevamo una volta? Rispondere è difficile!



Mai più come prima. E’ un concetto che rimbalza continuamente nelle nostre menti e, ad oggi

sembra più la percezione di un labirinto senza vie d’uscita che una proposta per rimodellare il 


nostro sistema rifondandolo in maniera maggiormente flessibile e funzionale. Una leva del

cambiamento diventa la riforma dell'apparato pubblico come è già stato in Inghilterra, Giappone o 

Germania.

E quindi, ritornando a noi, formare un’unione di comuni, associando i servizi e creando un nuovo

livello di governo può esser una soluzione?

Sì, può esser l'attivazione di una rivoluzione sociale, ma solo se si crede nel cambiamento, se si

riesce a modellare la forma di governo nella manier adatta alla conformazione del territorio.

Questo è il gioco, rischiosissimo, al quale gli amministratori saranno prossimamente portati a

giocare. Ridisegnare gli schemi di riferimento per ridisegnare il nostro futuro. 
  
Cosa dovrebbe portare una riorganizzazione ottimale del territorio trasformato in unione di

comuni?

Si possono elencare diverse opportunità quali l’ottimizzazione dei costi strutturali, la possibilità di

attuare economie di scala, l'avere servizi omogenei su un territorio ampio, il poter creare strategie

su turismo, imprenditoria, il diventare maggiormente appetibili per chi vuole investire e via così.

Diventare più grandi, se si è ben organizzati, è un bel vantaggio. Gli amministratori, i sindaci del

medio Friuli in primo luogo, dovranno però fare squadra al di là del colore politico o del campanile

perché il territorio da valorizzare e rendere omogeneo è uno e composito, è necessario ragionare 

come un’unica entità ma saperne cogliere le differenze per esaltarle.



Cari amministratori avete il compito di lavorare sul cambiamento e sulla speranza. 

Dovrete dipingere i futuri scenari che saranno il teatro di azione dei nostri figli e dei figli dei nostri 

figli. Questo è un momento di storica importanza.

E’ il momento di lavorare sui desideri, chiedersi cosa vogliamo e questo volere dev’essere 

accorato, giunto e unico affinché sprigioni una forza ed un’energia coinvolgente. Chi non vuole

salire su questa barca affrontando il mare in tempesta è meglio che lasci stare la politica, questa 

sarà sempre di più per uomini impavidi e coraggiosi.

Abbiamo l’opportunità, con questa legge regionale, di distinguerci di far emergere le nostre qualità,

il rischio opposto è invece quello di estinguersi rimanendo in piccole porzioni di territorio ormai
gestite con strumenti che sono ormai vetusti ricordi archeologici
 .
Questa spinta è richiesta anche dall’Europa, ci forza a creare pro

gettualità con una visione chiara e precisa, in un territorio coeso e forte, sbilanciato sulla ricerca 

dello sviluppo sostenibile. 
 
Questo è il treno che passa e non ci aspetta, si tratta di salirci ed accettare che il panorama non

 sarà mai più come prima!



Matteo Tonutti

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